Autore: Andrea Bajani
Indubbiamente originale ,ma algido, “Il libro delle case” proposto per il premio Strega ripercorre la vita di un giovane attraverso l’analisi delle case non solo reali ,ma anche ideali, mentali ( Casa della sorella o Casa dei ricordi fuoriusciti) in cui ha vissuto. Sullo sfondo la Storia rievocata anche attraverso le case “del Prigioniero” ( Aldo Moro) e del Poeta ( Pasolini) . In un linguaggio raffinato, incisivo, lucido ed analitico l’autore registra la vita di una famiglia a cui non attribuisce un nome, lo stesso protagonista si chiama Io e gli altri sono Madre, Padre, Nonna, Tartaruga, Sorella. Nessuno ha un’identità precisa coagulatasi nel nome proprio: sembrano automi ciascuno chiuso nella propria solitudine . Il tutto è suddiviso in tanti capitoli brevi corredati, nel caso di case reali, da piantine planimetriche. La vita del giovane è raccontata non in sequenza temporale aprendo le porte delle case in cui è stato perché solo le pareti, i luoghi ,le scatole possono parlare. E quando “ La apriranno sentiranno quanta vita è chiusa dentro ciò che muore”
Sicuramente il romanzo si distingue per impianto narrativo e come già sottolineato per la prosa raffinata e curata al punto da dare l’impressione che lo sia appositamente ,ma , il senso raggelante della solitudine che lo pervade, la distanza dell’Autore da ciò che maneggia non lo rendono a mio parere una lettura facile e soprattutto accattivante.