Autore: Francesca Melandri
Un libro, quest’ultimo di Francesca Melandri, che già nel titolo si presenta duro, faticoso da digerire , scomodo poiché pone il lettore e per prima l’Autrice di fronte a domande dure, faticose da digerire, scomode ma necessarie. Si basa, essenzialmente sul parallelismo tra l’invasione nazifascista della Russia ( che poi altro non era se non Ucraina almeno per noi italiani) e l’invasione russa dell’Ucraina del 2022 in nome di una presunta denazificazione. Sotto forma di una lettera scritta al padre reduce dalla campagna di Russia ( che altro non era che Ucraina), frase ripetuta ossessivamente , l’autrice si rivolge a noi tutti che per ben 80 anni abbiamo vissuto nella pace e che da questa condizione pacifica osserviamo e giudichiamo la guerra. La Melandri così come critica il padre per la sua mancanza di coraggio nel condannare il fascismo critica anche tutti coloro che nel sonno soporifero della pace e inneggiando ad utopistici ideali non colgono le responsabilità passate e recenti che abbiamo in questo complesso scenario di guerra quasi nascondendoci dietro slogan suffragati da articoli della Costituzione, incapaci di stigmatizzare l’imperialismo colonialista della Russia che da sempre l’Occidente ha attribuito agli Americani e dimenticando che lo stesso Manzoni cristiano, cattolico fervente parlava di “ guerra giusta se combattuta in difesa del suolo patrio. Chi oggi parla di guerra , ne parla come di un evento lontano scomodo ma lontano. Grazie ai media vediamo città sventrate, ospedali distrutti ,giovani vite stroncate , dovunque sofferenza e morte. Ma al di là della compassione provata di fronte a certe immagini, come ci comporteremmo noi posti nella medesima situazione degli ucraini?
Saremmo in grado di sopportare la guerra, la fame, il freddo? Siamo stati veramente capaci di fare i conti con il nostro passato di invasori delle fertili pianure ucraine durante la seconda guerra mondiale o abbiamo preferito nascondere la polvere di casa nostra sotto il tappeto trasformando un’invasione in una epica e quindi eroica ritirata nel freddo e nel gelo che ci assolvesse dalle colpe di assassini stupratori ? Noi che invochiamo pace perché “ stanchi” di guerra ricordiamo di aver contribuito alla cancellazione dell’Ucraina anche con il silenzio riservato a stermini di massa quale fu Holodomor? ( morte per fame provocata dall’uomo) così lo definisce Wikipedia quando in realtà fu una carestia provocata dalla grande madre Russia per appropriarsi delle terre fertili ucraine . Quel che non cogliamo è che in Ucraina parole come patria, eroe, nazione, sacrificio “sono parole giovani che sanno di democrazia e futuro . Sono la speranza che arriverà un giorno in cui tutti saranno ubriachi di pace liberazione e giustizia” Tutto ciò , però, potrà accadere se ciascuno farà il suo , noi italiani in primis che di fronte alla stupida grandiosità di parole sporcate da un nazionalismo becero e foriero di guerra dovremmo ricordare che quelle stesse parole animarono prima il Risorgimento e poi la Liberazione dando vita alla nostra Repubblica fondata su valori dell’antifascismo oggi ostinatamente negati e disconosciuti. Un libro molto interessante tra saggio e romanzo con una cifra stilistica molto netta. Certamente una lettura per nulla rilassante ma necessaria.